giovedì, 03 maggio 2012

Semplificazioni? Ma dove?!

dreamstimefree_245217.jpgLa parola "semplificazioni" è stata utilizzata in questo periodo come mai era successo in tutta la storia della lingua italiana. E' forse per questo motivo che il suo significato, almeno per i componenti del Governo, non è poi così chiaro.

Partiamo con l'Imu, l'imposta che ha sostituito la vecchia Ici e che, con le sue già numerose modificazioni, ha confuso assai i contribuenti.
Appurato ormai quanto si dovrà pagare, rimane la semplificazione, eccola: l'importo dovuto dovrà essere calcolato dal contribuente basandosi sulle rendite catastali (già difficile concetto), aggiornate del 5% e poi moltiplicate per il coefficiente attribuito dal decreto in base alla destinazione d'uso del bene (!!) e, nel caso di abitazione, alla sua natura di abitazione principale o abitazione secondaria (c.d. seconda casa).

Non facile, soprattutto perché poi anche le detrazioni spettanti sono fumose, ad eccezione del caso di una normalissima famiglia con uno o più figli sotto i 26 anni e residenti tutti nella medesima casa, magari l'unica (se si ha un mutuo o meno, non importa a nessuno).
A questi basterà decurtare 200 euro più 50 euro per ogni figlio coabitante e decidere se versare l'imposta in due o tre rate e calcolarne la suddivisione, compilare l'F24 e pagare il dovuto (senza scordarsi, però, che per il saldo dovranno conguagliare ricalcolando l'imposta sulle aliquote decise dal proprio Comune e sottrarre gli acconti già versati).
Per chi invece ha la fortuna di avere anche una seconda casa, l'affare si complica perché se è vero che si è "esonerati" dal decidere il numero di rateizzazioni (sono solo due), resta da scorporare, dal tributo totale, la parte che va alla Stato e quello che invece rimane in cassa al Comune.
Era troppo SEMPLICE versare la somma totale e poi lasciare al Comune il compito di "girare" l'eccedenza allo Stato?! Forse sì.
Ricordiamo che un tempo, quando l'Ici ancora colpiva le prime abitazioni, dopo aver fatto la dichiarazione in Comune (cosa che andrà rifatta, comunque), era lo stesso Ente a inviare il bollettino con l'importo dovuto.

E adesso l'Ivie, l'imposta sugli immobili all'estero. Ne abbiamo già parlato e abbiamo già espresso le nostre perplessità a suo tempo. Ma ora che le scadenze si avvicinano (l'Ivie va pagata con l'Unico), i Caf e i commercialisti dovranno diventare esperti in valori catastali dell'Unione Europea o, peggio, dovranno informarsi sui valori di mercato degli Stati membri. SEMPLICE.

Va bene i sacrifici, va bene che ancora si attendono i tagli alla spesa pubblica per i quali i politici che fino a ieri appoggiavano il Governo stanno puntando i piedi e che venga chiesto ai cittadini di "suggerire" online cosa tagliare, va bene tutto.

In uno Stato democratico è un dovere pagare le tasse, ma è anche vero che si dovrebbe essere messi nelle condizioni di sapere QUANTO, QUANDO e COME pagare, senza rimanere nell'incertezza fino al giorno di scadenza.
Con dubbi del genere e le ristrettezze economiche di questo periodo, chi si azzarda a pianificare delle spese, degli acquisti, degli investimenti?! Chi ci assicura che, spesi mille euro non ci troveremo a doverli allo Stato per un nuovo balzello o per la rettifica di decisioni già prese?
L'incertezza non è certo sinonimo di ripresa economica.

Questo è SEMPLICE da capire, anche per noi.

Scrivi un commento

NB: i commenti di questo blog sono moderati.